5 passi per vendere prodotti verdi … by McKinsey.

Ho recuperato una ricerca di McKinsey … è un pò datata, ma mi sembra chiara ed esaustiva.

McKinsey nel suo articolo ‘Helping ‘green’ products grow’ delinea cinque passi da intraprendere per vendere prodotti verdi con successo. Occorre innanzi tutto il buon senso e la coerenza.

Nella ricerca si presentano enormi opportunità educative, non solo per i marketer verdi, ma anche per educatori ambientali.

Ecco i cinque passi:

1. Educare i consumatori: Perché i consumatori sono in gran parte inconsapevole dei prodotti verdi. L’azienda deve vedere se stessa prima di tutto come educatore, non solo come una macchina per fare soldi. Lo studio dimostra che più di un terzo dei consumatori che vogliono contribuire a mitigare i cambiamenti climatici non sa davvero come farlo

2. Costruire prodotti migliori: I consumatori sono più propensi a premiare caratteristiche del prodotto quali prestazioni, affidabilità e durata nel tempo…più della solidità ecologica. Vanno riprogettati i prodotti secondo le aspettative dei consumatori

3. Siate onesti: Per ricostruire la fiducia nel pubblico, le aziende devono fare chiarezza circa il reale impatto ambientale dei loro prodotti ei loro tentativi per ridurlo

4. Offrire di più: Le aziende devono garantire che i consumatori comprendano i rendimenti finanziari e ambientali sui loro investimenti in prodotti ecologici. Sono più disposti a provare le novità, specialmente quelle che costano di più, quando trovano facile trovarne il risparmio nel tempo. Pensate al mercato delle auto e i modelli di definizione del pricing.

5. Portare i prodotti alla gente: Una volta decisa l’alternativa green, molti consumatori incontrano un ultimo ostacolo per reperirla. E’ un problema legato alla comunicazione, perché il cliente non conosce il prodotto o dove trovarlo o, invece al canale, perché i produttori non tenegono il passo con la domanda e grossisti e dettaglianti hanno problemi di stock o non li espongono in maniera adeguata. Gli appassionati di biocarburanti, per esempio, deve spesso guidare km prima di trovare un distributore. .

Commenti benvenuti…a presto.

Guardandoci intorno…

Lo scorso weekend è stato ricco di proposte dal mondo green, così abbiamo deciso di visitare anche “Fà la cosa giusta!”, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili organizzato da Terre di Mezzo Eventi. Dalla prima edizione nel 2004, questo evento ha richiamato l’attenzione di un numero sempre maggiore di persone e di realtà produttive interessate ad un percorso di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, trattando argomenti diversi quali critical fashion, turismo solidale, agricoltura biologica, commercio equo solidale ed eco-prodotti. Il tema principe dell’evento era però il cibo, riassunto nello slogan Parla come Mangi.

La fiera era sviluppata in due grandi saloni, ricchi di numerosi stand di piccoli espositori venuti a lanciare un messaggio di solidarietà, sostenibilità e creatività. Benché si avvertisse un certo livello di confusione a livello di immagine, l’evento è stato arricchito dai vari dibattiti e dall’entusiasmo dei partecipanti.

I visitatori erano numerosi, con un’alta percentuale di giovani e  studenti, ma anche di giornalisti e cittadini attenti ai temi riguardanti l’economia solidale.

Rimane una sensazione di fondo…per diventare bello e appeal il verde deve ancora percorrere tanta strada.

Dove potrebbe vivere b2b green srl?

Indovinate un po’…dove potrebbe essere la sede di b2b green srl?

Dove potrebbe vivere b2b green? Et voilà! La Panigada

Una cascina del 1874 nella campagna lodigiana.

La scelta di lavorare in una porzione di casa, testimone di storia rurale e di trasformarla in un ufficio operativo,nasce dall’esigenza dei due GREEN PARTNER, Giovanni Cecchini e Filippo Panigada, di rimanere a contatto quotidiano,con una realtà diversa , in una dimensione più umana, dove parole,come sostenibilità, accoglienza, ospitalità, coerenza acquistano un valore diverso. Infatti, oltre a lavorare in un ambiente assolutamente non inquinato, si è potuto recuperare, dare nuova vita, ad una cascina che altrimenti non sarebbe sopravvissuta con la propria identità. La Panigada è stata completamente ristrutturata attraverso il recupero conservativo dalle antiche travi in rovere, dei pavimenti, fino alle tavelle di cotto ferrone. La maggior parte della copertura è originale, sono stati recuperati quasi tutti i coppi rimasti intatti. Così dicasi per i serramenti delle stalle e della cantina,delle travi e dei camini che  consentono di scaldare la casa. L’acqua per il fabbisogno domestico è (sarà in futuro utilizzata solo per l’irrigazione dei nostri giardini) fornita da due pozzi presenti all’interno della proprietà e riutilizzati. I giardini e tutta la piantumatura della casa sono prodotto di certosino lavoro manuale. Tutte le piante, a partire dai pini, i tigli, il nocciolo ritorto, la quercia, i glicini, i melograni oltre ai fiori rose,  calle, nontiscordardime, forsizie e  per finire  le siepi, i rampicanti sono stati piantati e curati da noi.

Così i nostri collaboratori e anche i nostri clienti possono godere del piacere di lavorare a contatto con la natura in un ambiente completamente green.  Lavorare significa quindi partecipare e collaborare stimolando l’inventiva, la creatività e il confronto per raggiungere gli obiettivi… insomma vivere bene per lavorare meglio. La nostra strategia si concentra sulla capacità di sviluppare il green network.  Coordinare diverse professionalità rispettando sempre l’autonomia, un sistema olistico come quello della natura che crea in libertà e consegue i risultati. Attraverso il green network abbiamo consolidato una serie di partnership strategiche con agenzie indipendenti e freelance che ci consentono di sviluppare qualsiasi progetto.

Vi aspettiamo in PANIGADA.

chi sono i clienti green

Chi sono i consumatori green? Gli americani le chiamano LOHAS (Lifestyle of Health and Sustainability). Sono aziende che praticano un capitalismo responsabile e sostenibile e comprendono settori differenti: la medicina alternativa, il mondo del wellness e del fitness, le energie rinnovabili, le auto alimentate con carburanti diversi da quelli derivati dal petrolio, i prodotti verdi per la pulizia della casa, i vestiti in fibre naturali , l’eco turismo, l’edilizia green, i fondi di investimento socialmente responsabili, l’agricoltura organica, gli integratori alimentari e molto altro ancora. E’ un mercato che secondo il sito www.lohas.com solo negli Stati Uniti può contare sul 16% della popolazione. Un caso simile ai LOHAS in italia è quello di Planet Life Economy Foundation, è una libera Fondazione senza scopo di lucro che si occupa di dare concretezza ai principi della Sostenibilità al fine di includerli nelle dinamiche gestionali dell’impresa (strategie, competitività, valore aggiunto, finanza, processi produttivi, ecc.) facendo attenzione alle reali aspettative dei cittadini/consumatori (qualità di vita, emozione, piacere, divertimento). http://www.plef.org/ Ho trovato migliaia di statistiche, di percentuali sui libri e su web, ma dai numeri pubblicati emerge chiaramente che sono in molti a cercare di vivere in modo più responsabile. Certo non sono disposti a fare troppi sacrifici, a stravolgere le loro abitudini e a sopportare costi aggiuntivi. E si aspettano che siano le aziende ad andare loro incontro, aiutandoli a capire perché un determinato prodotto è migliore per l’ambiente rispetto a un altro e che differenza possono fare scegliendo di comprarlo.  “Gli italiani, la Green Economy & Communication”, la prima ricerca, quali-quantitativa sull’universo verde condotta da Eurisko nei due mesi del 2009 denuncia una situazione tipica del Belpaese : siamo arretrati sul piano ambientale come sistema-Paese, ma ci troviamo di fronte a un pubblico di consumatori-utenti più attenti e più consapevoli, che chiedono di saperne di più, di venire informati, di essere green. Anche in questo caso non vi riporto i numeri delle statistiche che potete trovare su http://www.assocomunicazione.it/ITA/notizia/gli-italiani-la-green-economy–communication-upa-e-assocomunicazione-presentano-la-loro-prima-ricerca-sulla-sostenibilita-.aspx da dove potete scaricare la presentazione dei risultati. In generale i nostri connazionali:

  • giudicano il Paese in cui vivono arretrato dal punto di vista delle politiche ambientali e chiedono maggiore informazione, chiara e trasparente;
  • rispetto al passato hanno comportamenti, se non più verdi, sicuramente più oculati e cominciano a sentirsi in dovere di partecipare con le proprie azioni, per quanto piccole, a un movimento per la salvaguardia del pianeta;
  • sono consapevoli di vivere in un mondo improntato al ciclo del fast moving consumer (produzione-distribuzione-consumi-rifiuti) e si stanno pian piano rendendo conto di quello che possono fare per incidere il meno possibile sul già precario equilibro ambientale;
  • vorrebbero un maggior impegno in campo ambientale da parte della politica e della pubblica amministrazione: la richiesta, non tanto implicita, è che siano loro, con il potere che possono esercitare, a guidare il cambiamento. Questo desiderio è accompagnato da una scarsa fiducia nei confronti dello Stato e delle sue istituzioni;
  • esprimono un giudizio positivo nei confronti delle aziende attive in campo ambientale, a patto che non facciano pagare un eccessivo premium price. Temono le operazioni di green washing e per questo vorrebbero da parte delle imprese maggiori informazioni sulla loro effettiva sostenibilità;
  • anche i giovani, che come dicevamo sono i meno coinvolti, i più disillusi, chiedono un’informazione più credibile e trasparente su ciò che il mondo della produzione sta facendo per essere più sostenibile.