fatelo e non ditelo in giro :: ikea

Su il caso Ikea ci sarebbe da scrivere un libro e credo che questa sia solo la prima occasione per parlarne, il primo post di questo blog che ne parlerà.

Vi dico che cosa ho capito io e cosa mi ha colpito.

Innanzi tutto va precisato che il business model di Ikea è quello di offrire un ampio assortimento di articoli d’arredamento belli e funzionali a prezzi così vantaggiosi da permettere al maggior numero possibile di persone di acquistarli.

Questo porta ad un impatto sulla gestione dei costi davvero maniacale: sono veramente attenti a ogni centesimo che spendono, per esempio, quando ancora si stampavano i documenti era prassi corrente calcolare e riportare sulla prima pagina di ciascuno:”La produzione e circolazione di questo report è costata 130 corone”. Senza arrivare a questi eccessi, a me è parso curioso apprendere che i designer IKEA lavorino costantemente alla filosofia “More from less”. Partendo dal prezzo di vendita, devono cercare soluzioni e idee innovative per utilizzare il materiale al meglio e per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente.

Inoltre utilizzano i pacchi piatti che consentono di ottimizzare i carichi e richiedono meno mezzi di trasporto, riducendo così le emissioni di anidride carbonica. Anche l’utilizzo di confezioni riciclabili, che richiedono un impiego ridotto di materie prime, aiuta.

Hanno codici di condotta molto ferrei che applicano per la sicurezza, il rispetto delle persone e l’ambiente. Prevengono il lavoro minorile, non utilizzano legno tagliato illegalmente  o proveniente da foreste naturali intatte … insomma la sostenibilità è parte di tutte le strategie di Ikea.

In italia stanno sviluppando alcuni progetti coerenti con le promesse della casa madre:

  • Il progetto “IKEA diventa rinnovabile” prevede che tutti gli edifici IKEA passino gradualmente all’uso esclusivo di energia rinnovabile per l’elettricità e il riscaldamento e che l’efficienza energetica migliori del 25%;
  • la distribuzione gratuita di acqua refrigerata naturale e frizzante, dell’acquedotto: il servizio consente ai soci Family Card di prelevare 9 litri di acqua per ogni “strisciata”, fino a un massimo di 36 litri al giorno;
  • Recentemente ha lanciato l’iniziativa Green Kitchen, che sfrutta allo stesso tempo i due social network attualmente più diffusi: Facebook e Twitter. Green Kitchen si presenta con una serie di domande a risposta multipla, che hanno in comune il tema ambientale, a cui tutti possono rispondere. I quiz vengono postati sia sulla fanpage Facebook di Ikea Italia, sia sul profilo Twitter e si possono misurare la propria conoscenza sul tema “green” accumulando risposte corrette.

John Grant, lo scrittore del Manifesto del Green Marketing, ha cominciato ad utilizzare le sue tecniche  proprio in Ikea.

Dopo un lavoro di dodici anni per sviluppare la comunicazione ambientale si è trovato a dover consigliare i dirigenti Ikea sull’opportunità di promuovere la sensibilità ambientale. E la decisione fu quella di non parlarne, di concentrarsi sulla comunicazione interna: Ikea non aveva bisogno di manifesti per dire alla gente che poteva fidarsi, era un’azienda che faceva la cosa giusta. Nella classifica Landor dei marchi più sostenibili Ikea, infatti, si collocava in settima posizione davanti  a General Elettric che si posizionò nona dopo aver investito 90 milioni di dollari per promuovere la sua visione green in “Eco immagination”…

Cosa significa tutto ciò? Beh in primis che sostenibilità ed economia non solo possono convivere ma anche creare successi economici, come già scritto nel post sul green marketing.

Inoltre mi pare evidente che la comunicazione della sostenibilità vada trattata con “rispetto”. Sbandierare il proprio credo non sempre risulta essere vincente.

Di questo parleremo in un prossimo post sul caso BP.

Per chi volesse approfondire:

qui trovate il rapporto di sostenibilità 2009: http://www.ikea.com/ms/it_IT/about_ikea/pdf/sustainability_report_2009.pdf

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